impressioni a mandorla 2007

solo testo                       I/IV

  1. 1. Dopo l’ultima spesa fatta in Italia costata 17,17 euro (e sono piuttosto scaramantico), dopo il primo passaporto e il primo volo intercontinentale della mia vita, sono arrivato nella capitale cinese, il cuore del drago.

  2. 2. Uscito dall’aereo l’impatto è scioccante: una luce grigia, un nebbione fittissimo da Valpadana d’inverno - nebbia e smog, temo - che quasi non si vede l’aereo da dove scendi, ma con un caldo umido come davanti allo scarico di un condizionatore. 36 gradi e 100% d’umidità. Estraniante: la luce di un inverno nordico col caldo di... boh, mai sentito prima un caldo così, qualcuno me lo ha definito tropicale.

  3. Altre volte ho provato caldi tremendi, a Bari o in Calabria, o nel deserto sul Teide... ma lì era come stare davanti a un forno aperto, secco, qui ti lascia senza fiato. E perennemente sudaticcio.

  4. 3. Passando per la città, che non vedo, tranne lo stadio olimpico in costruzione e qualche grattacielo che sbuca nella nebbia, arrivo finalmente all’università, un campus... o meglio una serie di campus. Il mio è quello per gli studenti di lingue (cinesi e stranieri): dormo al palazzo 17, un palazzo di 13 piani con stanze singole e doppie. Ad ogni piano c’è una stanza con lavatrici, asciugatrice e stenditoi, e una cucina con molti fuochi tutti elettrici. In camera frigo, condizionatore (per la prima volta nella mia vita del tutto ben accetto), tv, scalda-acqua elettrico, qualche oggetto lasciato dai predecessori, un certo numero di stampelle, bagno con doccia a tendina (perennemente allagato). Fuori, nel campus, ci sono campi da calcio, basket, pallavolo, tennis, piscine, palestre, giardini con fontane, supermercati, lavanderie, ristoranti, bar, parrucchieri, ecc.

  5. 4. La manodopera è ovunque abbondante, dalla pulizia delle strade e delle camere, ai muratori che ho intravisto arrivando. Per aggiustare la porta della camera sono arrivati in tre, spero ne vengano altri tre il prima possibile per aggiustare la presa ethernet (e in effetti arrivano, in tre, poco dopo che l’ho scritto). Per strada non si vede una cicca, ma neanche un cestino... la leggenda parla di nugoli di pulitori che girano solerti e praticamente invisibili.

  6. 5. Quasi tutto molto economico: ieri sera cena in ristorante, insalata con yogurt (presa dalla foto, poi si è rivelata una macedonia con banane, cocomero, mela e... pomodori: non male, a parte la maionese), spaghetti di soia con carne, piatto di maiale, tè a volontà, riso: meno di 3 euro.

  7. 6. Se la durezza della vita di un posto fosse direttamente proporzionale a quella dei materassi che i suoi abitanti usano, ai cinesi toccherebbe una vita molto dura. Il che non è escluso. Il letto è una tavola di legno con sopra un, chiamiamolo materasso, di 10 centimetri, di cui 9 di un’ovatta praticamente inesistente e 1 di una stuoia dura come il legno. In pratica... si dorme sul legno. I primi giorni continuavo a sedermi di slancio, abituato al rimbalzo o all’affondo dei materassi italiani (con o senza molle), col risultato di dolorose culate. «Se dormi di lato ti svegli con l’anca fratturata».

  8. 7. Il controllo è simpaticamente inquietante ed ubiquo: un amico, cambiando stanza, s’era portato 3 stampelle porta-abiti dalla camera precedente... dopo 1 giorno è arrivata una gentilissima cameriera che gentilissimamente gliene ha chiesto conto: sono 5 per stanza, ora ce ne sono 2, e lì prima c’eri tu. Matematica. Lui le ha restituite, e dopo 5 minuti è passata un’altra a controllare, contando tutte quelle presenti in camera. Da me l'altro giorno sono venute a dirmi che avevo appeso troppi panni sul bastone della tenda, che perciò era troppo piegato... l’hanno visto da fuori? Rifacendo la stanza? O dalla telecamera che ormai in molti cominciamo a immaginare ovunque?

  9. 8. La manodopera è veramente ridondante rispetto ai nostri standard: per esempio quasi tutti i cantieri in città sono attivi anche di notte. I poliziotti abbondano praticamente in ogni entrata di luogo pubblico, dalle università ai mercati. Immagino sia questa una spiegazione del boom economico, che è evidente, per il numero di cantieri, ma anche per l’euforia materialista che si respira quasi ovunque.

  10. Al tempo stesso per esempio la sicurezza sul lavoro è... difficile da commentare: il tizio nelle foto sta aggiustando fili elettrici tra i tralicci sopra una strada, senza nessun aggancio, tenendosi come un equilibrista ai fili stessi. Sembra pienamente a suo agio.

  11. 9. Le cameriere oggi hanno pulito la camera mentre dormivo, e non mi sono accorto di niente! Clamoroso, se penso al casino mattutino degli alberghi italiani, dove è impossibile dormire oltre le 9 senza essere svegliati. E per farlo non gli occorre neanche entrare in camera.

  12. 10. Per dire com’è difficile capirsi: l’amico delle stampelle, appena arrivato, è andato come tutti in segreteria, all’università di lingue (dove un po’ di familiarità con gli stranieri ce l’hanno) per fare la tessera da studente che serve a stare nel campus. Hanno preso la sua lettera di presentazione e come nome e cognome gli hanno messo... Distinti Saluti. Ormai è il suo nome ufficiale.

  13. 11. È frequente la sensazione di sentirsi su Marte. Le facce, le parole, le scritte, il cibo... quelle piccole differenze stranianti, tipo la ciambellina con dentro le mele e sopra no, quella della foto non era crema ma una maionese particolarmente salata, eppure inaspettatamente potabile. Una sensazione di spaesamento, molto piacevole, rigenerante.

  14. 12. Per arrivare alla Grande Muraglia c’è da fare una Grande Scalinata che costa una Grandissima Fatica. Almeno a Simatai, la muraglia, larga abbastanza che una volta ci sfrecciavano a cavallo, con fortini ogni poche centinaia di metri, segue un tracciato sulla cresta dei monti! Nonostante la seggiovia che porta già in alto, tocca fare mezz’ora di scarpinata, con gradini ripidissimi e totalmente irregolari. I tendini alla fine chiedono pietà.

  15. Pensare che ci abbiano portato sopra quel numero allucinante di mattoni è difficile da credere.

  16. 13. Arrivato sopra... più che altro è nebbia. S’intuisce una striscia sottile che si perde all’infinito, ma insomma, quello che impressiona, attraverso le pietre che stanno lì, è l’idea stessa di un muro del genere lungo migliaia di chilometri, in cima alle montagne, immaginarselo in piena attività, con continue staffette di cavalli, informazioni e rifornimenti.

  17. Chissà cosa significava davvero concretamente (e quindi simbolicamente) secoli fa, per chi stava sotto, dentro, fuori...

  18. 14. La cucina continua a entusiasmarmi anche se quasi mai capisco bene cosa sto mangiando. È quasi tutto molto gustoso. Tra i tanti ravioli con ripieni, salse e cotture di ogni tipo, gli spezzatini di verdure e carni, o le insalate... ricordo dagli uiguri un succulento spezzatino di carne di maiale e broccoli in salsa nera e pioggia d’aglio (molto abbondante in molti piatti), e l’insalata di  cetrioli con stranissimi funghi a grappoli, come spaghettini uniti alla base e in cima capocchiette simili a quelle dei pioppini, davvero curiosi e buoni.

  19. 15. Degni di menzione anche gli spiedinari, onnipresenti per le strade, gestori di banchetti che si presentano con una serie di scodelle colme di vari alimenti crudi, a pezzetti: carni, pesci, uova (grandi e piccole, di vari volatili), tofu, mantou (delle polpettine di una qualche specie di pasta di farina, ottime), ecc. Scelto il contenuto, lo spiedinaro infilza i pezzetti negli spiedini e li cuoce su una piastra, per poi rifinirli immergendoli in contenitori con varie misture di spezie, secondo le preferenze dell’acquirente. Favolosi.

  20. Tra gli ingredienti non manchiamo più di ipotizzare il ‘polpo di fogna’, animale mitico, parente stretto del nostro pesce ratto che ormai regna nei frequenti discorsi sul cibo chiamato amichevolmente «il polpo».

  21. 16. Anche se in generale i dolci sono meno amati che da noi, e comunque tendenzialmente meno dolci di quelli europei, ho trovato dei buonissimi dolcetti a mensa: ormai chiudo sempre il pranzo con queste palline di riso, bianco con qualche chicco nero, ricoperte di farina di cocco, con dentro un indefinibile interno marrone scuro, morbido, vagamente dolce, e qualche fruttino secco con semi duri a tradimento (possono esserci o non esserci, questo è il problema, perché se ci sono possono romperti un dente). Qualche invidioso le ha soprannominate «palline di m...».

  22. 17. Un po’ di conti della serva. Il favore del cambio è molto rilassante: grazie al curioso concetto di moneta forte alla mensa si mangia, bene e molto vario, con 10-15 yuan (il cambio tra l’altro è facile: 10 yuan = 1 euro). Al sushi elegantone spendi 50 yuan. Il fon l’ho pagato 30, le casse per il computer 40, come i pantaloni.

  23. Eccezioni: il caffè, comprensibilmente, costa 8 yuan (cioè quasi come un pranzo in mensa) e i  detersivi, che costano dai 40 ai 70 yuan (cioè 7 pasti), un’eccezione che invece, da ignorante in materia, capisco meno. Non c’è forse un’industria chimica cinese? E tutto lo smog che si respira da dove arriva?

  24. 18. Quanto è difficile capirsi significa anche quant’è facile fregarsi... Qualche giorno fa girava nel campus una coreana che appena capiva che eri italiano diceva delle strane cose. S’è saputo che un baldo giovine compatriota le ha insegnato il più tipico saluto italiano, quello più diffuso ancora di ‘ciao’: «prima che parti te la do».

  25. 19. Qualcosa del genere ho pensato su uno strano sorriso di una delle professoresse cinesi, quando al momento di ripetere con lei la pronuncia di un po’ di parole nuove, ho avuto la precisa impressione che si sia accorta che noi avremmo ripetuto pappagallescamente qualsiasi cosa. Chissà cosa ci fa dire...

  26. Tra l’altro, vista la relativa povertà fonetica del cinese, i rischi d’incidente dovuto a incomprensione sono elevatissimi: ho appena scoperto che cambiando leggermente l’intonazione ‘piove’ (xia yu) significa ‘imbecille’. Prima o poi prenderò un cazzotto così, per un mezzo tono sbagliato.

  27. [continua...]

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