impressioni a mandorla 2009
solo testo II/VII
impressioni a mandorla 2009
solo testo II/VII
17. Sulla ricevuta della ricarica dell’elettricità, come anche su quelle dei cellulari o dei ristoranti, c’è una casellina argentata da grattare per eventualmente vincere premi: è curiosa tanta passione per i giochi di fortuna e d’azzardo, e tanta scaramanzia* in un popolo fondamentalmente laico, con una storia recente di razionalismo comunista e millenni di religioni pragmatiche e terrene (confucianesimo, taoismo, buddismo).
*: vedi iam2007-34,35,36
18. A proposito di religioni, su un libro di testo per lo studio del cinese della Università di Lingue di Pechino, in una delle tante lezioni, tra le parole nuove da imparare c’è una parola cinese, 奇迹 <qíjì>, tradotta con l’inglese “miracle”.
Le spiegazioni del professore in aula sono però insoddisfacenti: qualcosa non mi torna. Dagli esempi che porta per chiarire il senso di <qíjì> sembra che questo termine si riferisca più a un atto prodigioso, ma comunque umano, che a un vero (...) e proprio miracolo come lo s’intende in Occidente. La lezione finisce senza che la questione mi si sia del tutto chiarita. [...]
19. [...] Comincio a pensare che sotto ci sia qualcosa non del tutto banale. Continuo perciò il discorso al primo incontro con amici cinesi. A un certo punto, dopo l’ennesima spiegazione insoddisfacente, con esempi del tipo “scalare una montagna altissima in un giorno” (impresa magari leggendaria, ma non esattamente miracolosa), mi viene la domanda definitiva: ma se uno cammina sulle acque, come la chiamate ‘sta cosa?
Risposta secca, immediata, a suo modo ingenua, del tutto priva d’ironia o di polemica: 假的 <jiǎ de>, falso, “truffa”. Come liquidare con una parola duemila pesantissimi anni di storia... [...]
20. [...] Una minima variazione semantica segno di abissali distanze culturali: il “laico” pragmatismo cinese, intriso appunto di millenni di religioni “pratiche” (confucianesimo, buddismo e taoismo, ognuna a suo modo, lo sono) e di qualche decennio di materialismo comunista, è una visione del mondo decisamente lontana dalle occidentali.
21. Una volta una ragazza cinese pretese a tutti i costi di farsi insegnare varie bestemmie in italiano, volle espressamente le più truci, per poi urlarle per strada ridendo tutta la notte. Tanto chi ti capisce...
L’altro giorno invece camminando per una via commerciale sento una musica che esce dalla cassa messa davanti alla vetrina di un negozio, una musica tecno con in sottofondo il coro - a Pechino! - “ollellé, ollallà, faccela vedé, faccela toccà”!
I percorsi delle parole a volte sono davvero imprevedibili.
22. La colonna sonora della metropoli cinese si contraddistingue per alcune costanti caratteristiche.
Spesso in giro si sentono voci registrate, femminili, un po’ stranianti per la continua ripetizione automatica: si fanno ascoltare, gentilmente invadenti, in metro e in autobus, ad annunciare le fermate successive o a ringraziare per la strusciata del biglietto magnetico sul lettore. Servono invece a richiamare l'attenzione quelle che escono dagli altoparlanti dei passaggi a livello delle ferrovie che attraversano Pechino e ritmano il traffico di auto, bici e pedoni. [...]
23. [...] Altra nota dell’ambiente sonoro è il caratteristico suono degli sputi, o più precisamente delle scaracchiate profonde, caricate credo con tecniche da taiji, che danno l’impressione di ripulire dall’interno non solo l’intero corpo ma anche l’anima, espettorate più o meno da ogni genere di persona, magari anche dall’innocente e elegante fanciulla che guardavi teneramente fino a un attimo prima.
In diminuzione dal 2007, mi fanno tornare in mente sonorità dell’infanzia vissuta in campagna, quando almeno in certe zone d’Italia questa abitudine ancora non era stata del tutto soppressa dal nuovo bon-ton plastificato dei nostri anni. Anche qui ho l’impressione che l’usanza sia destinata a scomparire, e nonostante tutto, nostalgicamente, un po’ mi dispiace. [...]
24. [...] C’è infine la costante dei rumori dei lavori edili: si sentono sempre e comunque colpi di martello, per strada (anche di notte), per la costruzione di nuovi e sempre più alti palazzi o grattacieli, e anche a casa, per le continue ristrutturazioni di appartamenti più o meno vicini al proprio. Immagino che a un costruttore una musica del genere possa provocare un orgasmo, a me ogni tanto un po’ di mal di testa oltre al lancio di qualche maledizione.
25. Nel frattempo il Pacciani si dà da fare per giustificare l’amato soprannome: in tre-quattro mesi è uscito (...) con almeno una ventina (!) di ragazze cinesi. Ammette di essere malato dell’impossibilità alla relazione stabile. Ne soffre anche un po’. Davvero. Ma ancora non riesce a trovare la donna che non gli faccia pensare alle altre, ed è troppo onesto per fingere fedeltà. La cosa notevole, specie considerando i costumi a loro modo conservatori del posto, è che, appunto, è sempre estremamente chiaro con le ragazze che conosce, nessun inganno, nessuna falsa promessa... [...]
26. [...] Ormai ha sviluppato metodologie scientifiche, non tralasciando nessuna conoscenza occasionale, ma partendo soprattutto dall’uso sistematico di due o tre siti di social network cinesi: comincia da una selezione delle ragazze potenzialmente interessanti, valutando foto, età e città di residenza, poi manda un messaggio standard alle decine che hanno passato questa prima scrematura, e via così rispondendo ai messaggi che man mano gli ritornano, fino al primo incontro. Dovrebbe brevettare il suo metodo. (Ma il fascino, dicono, sia piuttosto difficile da riprodurre).
27. In molti ristoranti cinesi si può ordinare usando il menù con le foto (菜单<càidān>) o un foglietto con solo i nomi dei piatti scritti in caratteri (菜谱 <càipǔ>). Nel foglietto ci sono caselle vicino ai nomi dei piatti così con una matita il cliente può segnare cosa e quanto ne vuole e il cameriere ritira direttamente il foglietto chiedendo al limite solo qualche specifica.
L’altro giorno in un ristorante ho visto le cameriere che in un momento di pausa si sono messe a cancellare le ordinazioni scritte a matita dai foglietti, così da riutilizzarli. Ecologico. Ho malignato però sullo spreco della gomma...
28. Sono tornato alla Grande Muraglia, stavolta in un altro dei punti visitabili vicino Pechino, Mùtiányù (慕田峪). Bella giornata, ancora una volta una scarpinata, anzi una scalinata, interminabile per arrivare in cima, ma qui rispetto a Sīmǎtái (司马台) è stato rifatto tutto, per cui i gradini, migliaia di gradini, tre quarti d’ora abbondanti di gradini, almeno sono abbastanza regolari, e non si rischiano le articolazioni ad ogni pié sospinto. [...]
29. [...] Rispetto all’altra visita il cielo è terso, e posso ammirare la Muraglia che si snoda come un drago infinito sulla cresta delle montagne, fin oltre l’orizzonte. Ancora una volta penso che rispetto alle nostre abitudini si tratti di un monumento piuttosto insolito, in un certo senso noioso: niente più che un muraglione, con qualche torretta, senza particolari ricercatezze architettoniche. Ma continua a lasciarmi esterrefatto, come molte cose in Cina, per il posizionamento, sopra le montagne, e soprattutto per le dimensioni, o più precisamente per la lunghezza.
Mentre in Occidente la chiamiamo “Grande” Muraglia, i cinesi invece, più propriamente, la chiamano “Lunga” (长城 <Chángchéng>). [...]
30. [...] Per tornare a valle, oltre a rifarsi i gradini in discesa ci sono due alternative: una seggiovia, che sconsideratamente non ho preso all’andata, oppure... uno scivolo! (滑道 <huádào>)
Un mega-scivolo favoloso, da scivolarci seduti su una specie di slittino con pattini in gomma e leva per frenare (o non frenare...), in una specie di pista da bob in metallo, con paraboliche e molti punti decisamente veloci. Alternativa rapida, comoda, e molto divertente! Immagino che un bambino ci impazzirebbe, ma poi sicuramente chiederebbe ai genitori di risalire per fare un’altra discesa. Perciò in definitiva lo sconsiglio alle famiglie.
